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    July 12

    fan fiction

       Image Hosted by ImageShack.usEcco qua un pò di fanfiction k ho trovato nel web...leggetele xk sn tt bellissime!!!Image Hosted by ImageShack.us

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    Marluxia stava passeggiando lentamente sorbendo un gelato al sale marino. Il dilemma che assillava la sua mente un po’ perversa era se potare o no una delle piante più particolari del suo "arsenale". Il manuale però ordinava tassativamente di non potare la pianta con la luna piena… il che poteva rappresentare un problema.

    E così il povero ex-numero 14 si era ritrovato ad assomigliare più a un cespuglio in cui avesse dormito un gatto idrofobo che a un fiore esotico.

    Ah! Povero numero 14! Uno dei molti colpiti dalla cieca furia della selezione naturale, che aveva ridotto notevolmente il numero dei membri dell’organizzazione, lasciando in vita quelli più forti e quelli che non avrebbe toccato nemmeno con un bastone lungo sei metri.

    Il fatto che Demix fosse ancora vivo lasciava supporre che la furia della selezione naturale oltre ad essere cieca fosse anche un tantino sorda.

    Il filo dei suoi pensieri fu interrotto piuttosto bruscamente:

    - Qfei tfu!

    Marluxia si girò verso il punto da cui era arrivata la voce:

    - Eeeeh? O.o??

    Un’altra voce decisamente più comprensibile spiegò:

    - Intendeva dire: Hei tu...

    - oook… non ci sarei mai arrivato da solo. O.O’’. Comunque… siiiii? :D

    Sora sfoderando il keyblade continuò:

    - Sei un membro dell’organizzazione XIII vero? Hai il cappotto nero e lungo!

    Marluxia si trovò a dover fare una cosa che non era di sicuro tra le sue preferite: Pensare velocemente.

    Quando era entrato nell’organizzazione Saix gli aveva detto che la regola numero uno dell’organizzazione era di non svelare la propria identità a nessuno. Tanto meno a un moccioso con una chiave più grossa di lui che si portava dietro due strani esseri antropomorfi dall’espressione poco intelligente.

    Quindi rispose:

    - Certo che no! Non ti sembra di generalizzare un po’ troppo?

    Sora evidentemente non era soddisfatto della risposta e continuò:

    - E allora chi sei?

    Avrebbe potuto non farlo. Avrebbe anche potuto pensare che il fatto di avere una chiave lunga un metro e mezzo non gli dava esattamente il diritto di andare in giro a importunare le persone. Avrebbe potuto andarsene tranquillamente per la sua strada.

    Marluxia sorrise in modo mooolto inquietante e in meno di un battito di ciglia di una mosca senza occhi spalancò il cappotto, regalando a Sora e ai suoi due compagni una visione che, anche molti anni dopo, li avrebbe fatti svegliare urlando nel cuore della notte:

    - Sono il MANIACO! :DDDDDD

    Dopo di che approfittò del fatto che i tre sembravano essersi trasformati in statue di marmo raffiguranti l’urlo di Munch per scappare a gambe levate.

    L’edizione straordinaria riportava in prima pagina l’accaduto, a cui avevano assistito anche un paio di vecchiette, una coppietta e un povero gatto (che a causa dello shock passò il resto della vita con un paio di stivali ad aiutare un povero idiota diseredato).

    Nel castello dei nessuno la notizia si era sparsa alla stessa velocità di un’invasone di cavallette.

    Mansex convocò Marluxia nel suo ufficio e sbattendo molto significativamente il dorso della mano contro il giornale disse ferocemente:

    - Cosa significa tutto ciò? Adesso sembra che tutti quelli che se ne vanno in giro indossando lunghi cappotti neri siano dei maniaci sessuali! Si può sapere perché non indossi nulla sotto il cappotto?

    Marluxia ebbe un altro breve flash back.

    Saix gli aveva dato il lungo cappotto nero e credendo che avrebbe capito la citazione aveva detto: "Questo sarà l’unico vestito che indosserai per tutta la vita è_é"

    Marluxia però non aveva visto Man In Black e aveva preso molto alla lettera le sue parole.

    Nel presente fece per cominciare a spiegarlo ma venne interrotto bruscamente:

    - Fai come se non te lo avessi chiesto. Non lo voglio sapere!

    Mansex quindi lo congedò e si rimise a scrivere le sue memorie… anche se c’erano dei dubbi che lo assillavano.

    Perché appena alzato Saix era pieno di pezzetti di foglie e di terriccio?

    Perché Marluxia aveva infranto la regola numero uno?

    Ma soprattutto:

    Nuovissimo Testamento sarebbe andato bene come titolo per il suo libro?

     

     
     
     

     

    Ti Amo…-
    Non si sarebbe mai immaginata di ammetterlo ad alta voce.
    Ichigo era davanti a lei…stupito e imbarazzato. Si grattava la testa con la mano… Non riusciva ad articolare nessun pensiero.
    Lei sorrideva, con un sorriso così dolce che non poteva in nessun modo rispondere in modo consono.
    Era in piedi…tremava, dall’incapacità di fare qualcosa di sensato.
    -Non preoccuparti. Volevo solo…dirtelo…- un altro sorriso.
    Ichigo non lo sapeva…cioè, il suo comportamento era così…no, non poteva immaginarlo.
    Lei era…lei non poteva…
    -Io…io non so cosa dire. Non mi sarei mai…-
    -Andiamo…Ichigo…- la ragazza arrossì…imbarazzata.
    Non aveva mai pronunciato il suo nome. E anche Ichigo rimase alquanto stordito.
    -Tu mi hai…- i suoi occhi si sgranarono, il suo dito la indicò. Tremava.
    -Scusami…non lo farò più, Kurosaki…-
    Il vento le smosse i capelli, i vestiti. Ichigo rimase a guardarla arrossire, salutarlo con un cenno della testa e andarsene.
    Non sapeva cosa pensare…doveva seguirla? Dirle qualcosa…? E se si, cosa?
    -Aspetta…!- il suo nome…non riusciva a pronunciarlo.
    Lei era l’ultima persona che si sarebbe mai immaginato gli avrebbe confessato i suoi sentimenti.
    Scosse la testa, guardandola andare via per il sentiero che costeggiava il fiume. Non si voltò, mai, neanche una volta.
    E lui, intanto, pensava. Perché…? Perché glielo aveva detto? Non lo sapeva…e non si capacitava della possibile risposta.

    Non riusciva a muovere un muscolo…e per il tremore delle gambe, cadde a terra.
    Si faceva la solita, stupida, domanda distorta. Ma per lui, lei…che cos’era?
    -Mi dispiace…- i suoi pensieri erano oscuri.
    Non poteva tornare indietro…e non poteva far finta di nulla. Lei si era dichiarata. Tutto sarebbe cambiato…

    Camminava in preda ad una strana agitazione. Dopotutto era passato ormai del tempo.
    Tatsuki guardava l’amica ridere in preda ad una crisi isterica…non credeva nemmeno ad una parola allegra del suo macabro discorso -Hime-chan, hai fame?-
    -Eh…?- la giovane ragazza dai capelli lunghissimi e castani rivolse uno sguardo sorridente all’amica -No, Tatsuki-chan…no…- ricominciò a parlare.
    Discorsi futili, convulsi, quasi forzati… Tatsuki scosse la testa, irritata -Hime-chan…che cos’hai?-
    La giovane castana iniziò a giocherellare con i capelli -Nulla, perché me lo chiedi?-
    Tatsuki scosse la testa, quasi rassegnata alle bugie della sua amica. La prese per un braccio e poi la tirò via, seria.
    -Tatsuki-chan?- Orihime era stupita del comportamento dell’amica. Ma non ebbe cuore di fare domande.
    Dopotutto, quella mattina, non aveva nemmeno mangiato il suo pranzo…
    -Ichigo!- Rukia passò una mano davanti agli occhi di Ichigo, inarcando le sopracciglia -Ichigo, mi stai as…-
    -Eh…?- il ragazzo voltò la testa verso Rukia, che arrossì -Che…? Hai detto qualcosa…?-
    Rukia perse subito il suo rossore e, alzandosi irritata, lascio Ichigo da solo.
    -Rukia…aspetta…-
    -Stupido! Non mi ascolti nemmeno più…- la ragazza arrossì, di nuovo -E pensare che ti stavo dicendo qualcosa di importante…-
    -Ma io…Rukia!- troppo tardi…la mora se n’era già andata -Uff…io non capisco…-
    L’aria era fresca e il tramonto rosso fuoco lo ipnotizzavano da sempre. Si lasciò stendere sul prato che dava sul fiume, perdendosi nei suoi pensieri…che non andavano a finire da nessuna parte, se non a quella dichiarazione del giorno prima -Mi ha detto…che mi ama, e…-
    -Tatsuki-chan…aspetta, io…- Orihime iniziava a sentire dolore al braccio.
    Tastuki era molto forte, se lo voleva…e nonostante la trascinasse via con forza, non accenava a volerle dire nulla.
    -Tastuki-chan!-
    -Orihime…non capisco cosa tu abbia, però…conosco una persona che ti potrà tirare su…-
    Orihime abbassò lo sguardo. Aveva capito a chi si riferisse Tatsuki -Potrebbe essere con Kuchiki-san…-
    -Orihime…- la mora si voltò verso l’amica, con sguardo triste -Scusami, io…-
    Improvvisamente la morsa sul polso fine della ragazza si placò, diventando di secondo in secondo più debole -Io non…non volevo, ecco…-
    Improvvisamente si mise a pensare alle conseguenze del suo gesto, a cosa avrebbe provato Orihime trovandosi di fronte a ichigo…e Rukia…insieme.
    -Non intendevo ferirti…scusami…-
    -Tatsuki, io non…- Orihime sorrise all’amica, prendendole le mani come a volerle far cenno di non preoccuparsi, Però la sua voce si bloccò all’improvviso.
    -Orihime…?- la mora si voltò verso la direzione in cui Orihime stava guardando -Ichigo…-
    Ichigo era sdraiato sull’erba, guardando i colori di quello stupendo tramonto caldo che gli si stagliava davanti. -Rukia non…non c’è…-
    Orihime guardava Ichigo con uno stano sguardo serio…e dolce…
    Tatsuki le lasciò le mani, dandole un bacio sulla fronte -Buona fortuna…-
    -Kurosaki-kun…-

    -Inoue…- Orihime si era avvicinata al fianco di Ichigo e si era seduta, portandosi le ginocchia al petto. Anche lei guardava il tramonto…
    -Cosa mi racconti di bello?-
    -Nulla di particolare…guardo il tramonto. È…bello, vero?-
    -Già…- silenzio -Sei venuta qua per ammirare il tramonto?-
    -Già…-
    -Oggi eri strana, sai…?-
    Silenzio, di nuovo. Orihime arrossì, iniziando a giocare con i capelli -Che hai Kurosaki-kun? Ti vedo silenzioso…-
    -Beh…sai…- guardò la ragazza intimidita e agitata -Mi è successa una cosa strana…-
    -Che cosa?-
    Ichigo si alzò a sedere, poggiandosi sulle braccia e incurvando leggermente la schiena all’indietro -Ieri…una ragazza che mai avrei immaginato…si è dichiarata…-
    Orihime spalancò gli occhi, continuando a guardare davanti a se -Ah si…? E chi…?-
    -Mmh…non è importante chi sia. E poi la conosci…non sarebbe carino…-
    -Ah si…capisco…- il cuore di Orihime iniziò a battere velocemente -Kurosaki-kun…-
    -Si…?- il ragazzo rispose alla castana, senza però decidersi a guardarla negli occhi.
    Per Orihime era un’ottima cosa, dal momento che se l’avesse vista in quelle condizioni per lei sarebbe equivalso a morire di vergogna -È per questo che sei strano…?-
    -Già…- Ichigo abbassò lo sguardo un attimo, per poi perdersi di nuovo in quel rosso tramonto -Vedi…io non avrei mai immaginato da lei un comportamento del genere. E adesso io…con lei…-
    -Non sai come comportarti, vero?- Orihime sorrise.
    Era proprio da Ichigo…tanto duro in apparenza…ma con un cuore d’oro (ma dove?! nda)
    -Beh, per prima cosa…tu cosa provi per lei?- Ichigo guardò verso Orihime, vedendo che lo stava guardando negli occhi. Era strano per lei…
    -Non lo so…per me lei è semplicemente…- un attimo di silenzio -Lei-
    -Capisco…- Orihime si alzò, si scosse la gonna -Guarda dentro al tuo cuore-
    -Inoue…- Ichigo allungò la mano verso il braccio della giovane, che lo ritirò sorridendo -I…-
    -Ichigo- Ichigo sobbalzò, ritraendo la mano -Se le dirai una bugia o ti comporterai in modo strano per lei…non credi che ne sarebbe triste? Se il ragazzo che mi piace si comportasse così…io ne sarei triste…-
    -E cosa dovrei fare?- Orihime si sistemò i capelli, che stavano iniziando a scompigliarsi per il vento -A costo di farla soffrire. Dille cosa provi realmente…e vedrai che lei, a dispetto di tutto…te ne sarà grata- un sorriso dolce.

    Orihime, senza aspettare risposta, visto che non ce ne sarebbe stata, se ne andò, camminando lentamente. Una lacrima solitaria le rigò il volto…
    Ichigo, intanto, era rimasto seduto…impalato…e stupito. Mai aveva visto Orihime sorridere con un espressione tanto dolce.
    E mai avrebbe immaginato…di poterla considerare bella…

    Orihime era strana. Come il giorno prima. Tatsuki aveva distrattamente notato che Kurosaki e lei non si erano neanche salutati. E sbuffò.
    -Quella maledetta parola di troppo…- uno sbuffo e Tatsuki si sentì in colpa.
    Non era forse stata lei a convincere Orihime a parlare con Kurosaki…?
    Finite le lezioni, Tatsuki alzò gli occhi per ricercare Orihime. Ma rimase stupita.
    -Hime-chan…- la castana, sentendosi chiamare dall’amica, le rivolse uno sguardo triste e rassegnato e la lasciò lì.

    Tatsuki non ebbe modo di fermarla. Le forze le vennero meno. Era sicura che le guance dell’amica si fossero bagnate di lacrime…
    Camminava…lenta e silenziosa, sola. Sapeva che dietro lui la stava seguendo. E sorrise.
    -Inoue…- Ishida si avvicinò alla ragazza, toccandole la spalla -Che cos’hai? Oggi non hai…- Il volto della ragazza che si voltò verso di lui non lo rasserenò -Inoue…-
    Calde lacrime rigavano le guance della castana, la sua pelle candida stava arrossandosi per la vergogna di farsi vedere in quello stato. Un dolore, uno strazio dentro…che nessuno poteva immaginarsi. Neanche uno come Ishida…anzi, forse soprattutto uno come lui -Perdonami…-
    La ragazza non fece in tempo a finire quella frase che gli si buttò fra le braccia, scoppiando in singhiozzi disperati. Una follia convulsa, che non le permetteva neanche di respirare, neanche di star meglio. Le sue lacrime bagnarono la casacca di Ishida…e anche il suo cuore… Il sole stava tramontando.
    Orihime iniziava a odiare quel posto. Il luogo in cui lei e Kurosaki…
    -Va meglio…?- Ishida era del tutto impreparato a lacrime femminili.
    Non era la persona adatta ad asciugarle. Le porse un fazzoletto ricamato, arrossendo per l’imbarazzo.
    -Si…ti ringrazio…- la ragazza sospirò, asciugandosi le lacrime con il fazzoletto appena ricevuto -Se non ci fossi stato tu…-
    -Perché se stavi così male sei tornata a casa da sola?-
    -Tatsuki-chan mi ha visto già troppe volte piangere…-
    -Ma se tu non piangi mai!-
    Orihime sorrise -Sai, Ishida…nonostante sapessi che tu fossi una brava persona, non immaginavo che fossi così gentile…-
    Ishida arrossì, voltando la testa -Non sopporto di vedere una ragazza piangere…-
    Orihime sorrise, lasciandosi scappare una piccola risatina -Grazie, Ishida…-
    -Di nulla, Inoue…-
    Minuti interminabili.
    Non si era accorto di essersi incamminato, di nuovo, verso quel luogo. Era così…così confuso. Non si sarebbe mai immaginato che, un giorno, lei gli si sarebbe dichiarata.
    Si sentiva…del tutto impreparato a quell’avvenimento appena successo.
    Tatsuki lo guardava sempre con uno strano sguardo sofferente…ma a lei, dopotutto, cosa importava? Ma forse lo sapeva, o almeno, lo capiva.
    Lei aveva iniziato a comportarsi in modo molto strano…
    Avvicinandosi al fiume, vide Inoue e Ishida insieme, che parlavano. Non gli sembrò strano, neanche per un attimo, il suo comportamento. Anche se dopo pochi minuti si chiese il perché del suo gesto.
    Perché si era nascosto, in modo da non essere visto dai due?
    -Ishida…-
    -Si, Inoue?-
    -Perché non mi chiedi nulla?-
    -Non ho il diritto di chiedertelo, no?-
    Le stelle risplendevano. Le prime stelle della sera. Il cielo era così buio…eppure non importava. Adesso stava bene. E poi non c’era nessuno ad aspettarla, a casa.
    Forse Tatsuki, dal momento che era tanto preoccupata, era andata a trovarla…chissà…
    -Se vuoi sfogarti, però…sono disponibile…-
    -Già…- un sorriso sommesso -Lo so…tu ci sei sempre, Ishida. Mi hai protetto, sempre…- un sorriso rivolto verso di lui, un sorriso gentile. Ishida arrossì fino alla punta delle orecchie.
    -Vedi…Ishida…- Orihime sembrava pronta a liberarsi di quel peso enorme. Un peso…che sembrava ucciderle il cuore -Kurosaki…-
    Ichigo, intanto, ascoltava.
    Sentendo il suo nome si preparò a conoscere la verità. Non si rendeva conto che il suo comportamento era del tutto anormale…
    -Kurosaki…? È colpa sua se sei in questo stato?-
    -Diciamo che lui ha…avuto un comportamento strano al pari del mio-
    -E come…? Beh, si…- Ishida ci pensò su -In effetti non è stato molto in sé, in questi giorni…-
    -Io mi sono dichiarata a lui, sai?-
    Ishida si zittì improvvisamente. Inoue aveva -Quindi adesso, lui sa che tu…-
    Inoue alzò gli occhi al cielo, rassegnata -Sa che io…ne sono innamorata- si voltò verso Ishida -Si…-
    -Ma…non capisco, perché…-
    Inoue tirò le ginocchia al petto, alzando gli occhi al cielo. Ishida si tirò leggermente all’indietro. E anche lui, come Orihime…guardò il cielo stellato della sera…
    -Mi ha ferita…e non se n’è reso conto- rise, mentre iniziava di nuovo, silenziosamente, a piangere -Quando ci siamo ritrovati di nuovo di fronte, non ha voluto accettare che io mi fossi dichiarata…-
    -E tu cosa hai fatto…?-
    Orihime si asciugò un’ultima lacrima con il palmo della mano -Niente. Ho dato corda a quel suo strano comportamento. Ho fatto finta che…non fossi io quella ragazza…-
    Silenzio, per un attimo -Però i miei occhi mi hanno sicuramente tradita. In quel momento…avrei voluto urlare, e piangere…- Orihime si sentiva così male -Non ha voluto accettare…la mia verità…-
    Ishida, con un braccio, la tirò verso di sé -Prima o poi, Inoue. Adesso se vuoi…- non la guardò, mentre diceva quelle ultime parole -Piangi pure…-
    Inoue scoppiò di nuovo in singhiozzi, disperati.
    Ishida era l’unico…che aveva capito. Il suo dolore…era tanto grande da non permetterle di pensare ad altro. E lei piangeva e piangeva e piangeva…
    Kurosaki, vedendo Inoue in quelle condizioni, si era alzato. Lo sguardo basso, spento. Quasi vuoto… Se n’era tornato a casa, lasciando Inoue nelle buoni mani di Ishida.
    Mentre pensava a quanto fosse stato stupido…a comportarsi in quel modo…
    -Ishida…-
    -Si, Inoue…?-
    La ragazza smise di singhiozzare, asciugandosi le lacrime con il fazzoletto -Secondo te…sono degna di esprimere n desiderio?-

    Ishida annuì con la testa, mentre Inoue si stringeva al suo petto -Grazie…- Entrambi si misero a guardare il cielo. Era sera inoltrata…era tardi. Ma che importava?
    Una stella cadente, che entrambi intercettarono con i loro occhi. Un sollievo dentro il cuore…ed un desiderio che entrambi esaudirono.
    Inoue lo espresse, sperando davvero che alla fine si sarebbe avverato. Ishida non si accorse del suo…forse perché ancora non aveva ascoltato la voce del suo cuore…

    La scuola non gli era mai sembrata così stancante.
    Un attimo di tregua durante l’intervallo…e poi un’altra nuova fatica.
    Rukia era strana…ma strana davvero.
    Inoue sembrava essersi ripresa un po’…
    Ishida invece…iniziava a comportarsi in modo strano…
    La cosa più strana l’aveva fatta proprio la mattina…
    -Inoue?-
    -Oh Ishida…- Orihime era accanto a Tatsuki, e sorrideva -Buongiorno!-
    Un sorriso che rincuorò Ishida…che lo fece sorridere -Oggi non abbiamo il club, vero?-
    Orihime si toccò il mento con un dito -No, non mi risulta- un sorriso -Giornata libera-
    Ishida le sorrise, la fermò -Permetti?- si rivolse a Tatsuki, che annuì -Ti aspetto in classe Orihime-
    -Certo- Orihime salutò Tatsuki con la mano, rivolgendosi a Ishida -Dimmi pure-
    Un coraggio che non si sarebbe aspettato.
    La gola secca…ma un sorriso stampato in faccia, il cuore che batteva forte.
    Ichigo che stava arrivando da dietro…che li guardava.
    Stava per salutarli quando…
    -Inoue, perché non usciamo insieme? Ti va?- un sorriso.
    Ichigo sentì il mondo crollargli addosso…anche se non capiva perché…
    -Certo ishida, con piacere!-
    Un'altra pugnalata…ma che gli stava succedendo?
    Era soleggiato, tiepido, confortante.
    Ma una strana sensazione dentro al petto, di quelle che non dimentichi mai.
    Neanche con il tempo…
    -Ichigo…-
    Delle dita sventolarono davanti alla faccia di Ichigo, perduto nei suoi pensieri.
    -Ichigo…! Va tutto bene?- Rukia aveva una faccia sconvolta.
    Il ragazzo era seduto appoggiato alle sbarre della terrazza. Rukia era seduta sui talloni, con il viso abbastanza vicino a lui da non dover utilizzare una voce squillante per essere sentita.
    Ichigo pensava che la terrazza fosse troppo grande in quel momento…
    O forse troppo piccola…
    -Rukia, scusami…quando sei arrivata?-
    La mora guardò Ichigo e poi abbassò lo sguardo -Sei strano…-
    -Mai quanto te oggi…- la mano di Ichigo andò ad afferrare gentilmente una ciocca di capelli della mora.
    Il suo sguardo divenne dolce. Come sempre, quando aveva a che fare con lei…
    -Ichigo, ci sono tante cose che ti dovrei dire…-
    La mora si alzò, scrollando le spalle e la testa, convinta che ogni parola fosse inutile e che Ichigo non l’avrebbe comunque ascoltata.
    Nemmeno se si fosse conciata in modo tanto ridicolo da essere notata da un circo…
    -Rukia, aspetta…!-
    Ichigo la seguiva trascinandosi dietro la cartella, come si fosse improvvisamente accorto di averla trattata un po’ troppo freddamente in quegli ultimi giorni.
    Come si fosse improvvisamente accorto della sua stranezza in quei tempi…
    -Rukia, aspetta ho detto…-
    -No Ichigo, non aspetto più…-
    Il fiume…
    Ichigo si fermò a guardare l’acqua scorrere…in quegli anfratti che ormai lui ben conosceva.
    Ricordi belli…ricordi brutti…
    Ricordo di una morte che lo aveva ucciso.
    Ricordo di una dichiarazione che lo aveva instupidito.
    E adesso…ci sarebbe stato un nuovo ricordo…?
    Ichigo si sedette.
    Sapeva che se l’avesse fatto anche Rukia si sarebbe fermata, avrebbe fatto retrofront e l’avrebbe seguito.
    -Ichigo…?-
    -Rukia, siediti- la guardò con sguardo davvero contrito -Anche se fosse tardi…adesso ti ascolterò…-
    Era come se non si fossero notati…per ore.
    Si erano seduti, l’uno accanto all’altro, senza proferire parola.
    Non si erano guardati…non si erano parlati…
    -Rukia…- le stelle della sera risplendevano una per una -Non dovevi dirmi qualcosa?-
    -Temo non mi ascolteresti- silenzio.
    Rukia si dette della stupida mille e mille volte. Così vecchia…ma così stupida…
    -E chi te lo dice?- uno sguardo serio…anche se non lo vedeva, la mora lo sapeva.
    Ichigo era un ragazzo serio…
    -Credo che tu sia…un pazzo idiota e sclerotico-
    -Bella scoperta. Anch’io penso che tu sia una vecchiaccia che si spaccia per ragazzina…-
    -Però, nonostante tutto…-
    Silenzo.
    -Anch’io Rukia…-
    I loro occhi si incrociarono. Per un attimo.
    -Io non ho detto nulla…-
    -È come se mi avessi detto tantissimo…-
    Stava cantando…?
    O era forse il vento, il sibilo dolce dei rami che facevano scivolare languidamente le foglie tra loro…?
    Non lo sapeva…ma finalmente vedeva di nuovo le cose con il loro vero aspetto.
    Un attimo…
    Un bacio che consumava mesi e mesi di convivenza forzata.
    Un bacio che univa i due in un abbraccio forte…
    Emozioni che danzavano in un circolare ballo, dolce come il frutto della passione.
    sotto le note della canzone di Rukia…
    Si svegliò di soprassalto. Sudato, scosso. Forse anche un po’ spaventato.
    Si toccò le labbra e pensò se quello che era successo la notte prima non fosse stato un sogno.
    Sorrise, raddolcito…no, non era stato un sogno. Dopotutto lui aveva baciato la sua Rukia…
    Si alzò, si vestì. Aprì l’anta dell’armadio e la vide.
    Splendidi capelli d’ebano, che incorniciavano quel volto sottile e delicato. Sorrise di nuovo e la baciò sulla fronte.
    -Uhm…- mugugnò Rukia -Che cosa stai facendo?-
    Un bacio, che interruppe i suoi pensieri ed i suoi circuiti cerebrali.
    Quando si accorse che Ichigo la stava baciando, dapprima ebbe l’impulso di picchiarlo…ma alla fine le sue mani si incastrarono nei capelli sparati dell’amato, lasciando che lui le si avvicinasse un po’.
    -Buongiorno principessa…- scherzò il primo.
    -Buongiorno stupido…- lo schernì la seconda.
    E di nuovo un bacio, che rese i loro corpi caldi e leggeri. Come in attesa di qualcosa. Anche se nessuno dei due riusciva ad afferrare cosa fosse…
    Camminava accanto a lei, scherzava. Le prese la mano.
    Adesso non voleva perdere tempo. Non voleva nascondere più niente a nessuno.
    Dopotutto era innamorato…di cosa doveva vergognarsi?
    Tutti li guardavano un po’ scossi, come se non si aspettassero una cosa del genere. Dopotutto era strano vedere Ichigo comportarsi così…alcuni pensarono che avesse perso la memoria, altri che fosse semplicemente impazzito.
    -Cos’hanno tutti da guardare?-
    Rukia arrossì -Non credi sia dovuto al fatto che mi stai tendendo per mano?-
    -È strano?- chiese innocentemente il primo -Dopotutto noi due stiamo insieme, no?-
    Rukia lasciò la sua mano e corse via, rossa in volto e del tutto impaurita da quello che le persone potessero pensare di lei. Le venne in mente quell’episodio…a cui lei non aveva potuto rispondere…

    -A te piace Ichigo?-
    -Non ne ho idea…-

    Ichigo rimase immobile, fissando la sua figura che scappava. Deglutì.
    Trovandosi di fronte Tatsuki non ebbe neanche modo di pensare alle conseguenze della sua azione -Io non la capisco…-
    -Ed io invece non capisco te!- un pugno, che lo scaraventò lontano.
    Ichigo si rese conto di essere in terra, quando sentì il selciato battergli contro la schiena -Ma che diavolo…-
    Alzò lo sguardo, incrociò lo sguardo di Tastuki -Ma che diavolo fai?-
    -Sei un idiota…-
    Ichigo non capiva il perché di quel gesto. Non capiva cosa doveva rispondere. Quando capì, era troppo tardi.
    Quegli occhi…lo stavano guardando.
    Erano vitrei…spenti, soffocati.
    Ichigo spalancò gli occhi e si rese conto di aver ferito quella persona…ma ormai era troppo tardi.
    Inoue aveva già spalancato la sua bocca in un sorriso.
    -Kurosaki-kun, ma che ci fai lì in terra?- domando la ragazza -Ti fai battere da Tatsuki-chan?-
    Ichigo la guardò avvicinarsi, porgergli la mano -I…Inoue…-
    Come Ichigo, Tatsuki guardò l’amica sorpresa, la sua mano che non tremava nell’avvicinarsi a quella di Ichigo, la sua voce ferma, i suoi occhi sorridenti -Andiamo Kurosaki-kun…ti aiuto…-
    Un soffio di vento gelido lo percorse. L’aveva ferita.
    Perché sorrideva…? Perché non si arrabbiava?
    Quando l’alzò da terra, quando le labbra di Inoue furono molto vicine al suo orecchio, Inoue sibilò sottovoce -Non ne ho il diritto…Ichigo…-
    Ichigo sentì le parole di Inoue e sbiancò.
    La vide che sorrideva e non sentì più il suono delle sue parole.
    Sapeva che lei avrebbe voluto parlare…ma non ci riusciva. Non aveva più la voce.
    Guardò Tatsuki, sorrise -Andiamo Tatsuki-chan…voglio farti vedere un mio lavoro…-
    Prese per mano l’amica e se ne andò, lasciando Kurosaki in piedi, in mezzo al selciato.
    Immobile e ferito…come un bambino che è stato sgridato dalla mamma per una marachella.
    Dietro di lui, immobile e sconvolto, Ishida lo guardava. Cereo. Gli si avvicinò, la sua mano gli si poggiò sulla spalla. Strinse, Kurosaki tornò alla realtà sentendo quel dolore -Falla soffrire…e te la farò pagare…-
    Ichigo abbassò lo sguardo, sentendosi un miserabile. Dalla finestra della classe, Rukia lo guardava. Dispiaciuta.
    -Sono veramente uno stupido…- poche parole, un sospiro.
    Rialzò lo sguardo e si avviò verso la classe…
    Lo guardavano tutti.
    Uno sguardo…stupito. Sbigottito. Niente di più.
    Solo Tatsuki e Ishida sembravano non guardarlo. Neanche gli parlavano più. E andava bene così.
    Inoue, invece, sorrideva a lui e Rukia con una sorta di strana educazione. Come se perdonasse loro ogni cosa, come se non le importasse niente di quel che aveva visto e sentiva.
    Tatsuki non osava dirle nulla…e anche gli altri non potevano dire niente.                                                                                                                                     

                            Sei fortunato che Orihime stia bene…se solo le avessi fatto del male, io…

    Ichigo, al suono dell’intervallo, si rifugiò sul tetto della scuola. Lontano dagli occhi di tutti. A riflettere.
    Rukia lo seguì…ma nessun altro, neanche Chad o chissà chi altri, ebbero il coraggio di andare da lui.
    -Va tutto bene?- chiese la mora,preoccupata -Ti vedo strano…-
    -Non è a me che lo dovresti chiedere…-
    -Non posso chiederlo a Inoue…- abbassò lo sguardo -Sarebbe come infilare il dito nella piaga, e non mi sento di…-
    -L’ho ferita-
    Silenzio.
    Il vento che soffiava flebile, Ichigo si distese al sole in cerca di soluzioni.
    Non doveva essere perdonato, perché Inoue non ce l’aveva con lui. Eppure si sentiva in colpa.
    -Sono un’idiota…-
    -No…- Rukia si sedette e appoggiò la testa di Ichigo alle sue gambe -Prima o poi avresti dovuto dirglielo…-
    -Tu lo sapevi?-
    -L’unico che non lo sapeva eri tu…-
    Ichigo sorrise, stanco -Da quanto tempo la faccio soffrire…?-
    -Non…non è colpa tua, anche io…-
    -Tu non c’entri nulla. Lei è sempre stata gentile con me, ed io…-
    Le parole di Ichigo vennero fermate con un bacio. Poi…stranamente…sentì le guance bagnarsi.
    Stava piangendo. A dirotto, davvero ferita.
    Non l’aveva mai vista piangere, ma lo stava facendo.
    -Non parlare di lei- singhiozzò -Tu stai con me, no?-
    -Rukia…-
    -Se continui a parlare di lei…- chiuse gli occhi, tentando di asciugarsi le lacrime -Crederò che tu sia innamorato di lei…che tu stia scappando, ed io…-
    Un bacio.
    Era distesa a terra, sentiva le mani di lui bloccargli i polsi.
    Sentiva le sue labbra bruciare…sentiva la sua lingua ricercare la sua, dolcemente.
    Sentiva che il suo corpo premeva, per non farla fuggire…sapeva che le stava dicendo “Ti Amo”…
    -Ti Amo Rukia…-
    Rukia lo guardò, piangendo -Non parlare più di lei…-
    -Ti Amo, Rukia…-
    Rukia sorrise, sentendo il senso di colpa impossessarsi anche di lei -Sono colpevole quanto…-
    Un altro bacio -Ho detto…che Ti Amo…-
    Rukia sorrise -Ti Amo anch’io…Ichigo…-
    Con la schiena appoggiata alla porta, Orihime aveva visto e ascoltato tutto.
    Avrebbe voluto rassicurarlo, dirgli che non importava…che dopotutto andava bene così.
    Ma le lacrime che stava versando erano troppo calde e amare da poter essere dimenticate.
    -Lascerò che tu…pensi a me, anche se solo in questi termini…-
    I suoi passi sulle scale erano malfermi…ma non cadde mai.
    Dentro di lei, implorava pietà per i suoi sentimenti così dolorosi…

    Era davanti al luna park da pochi minuti.
    Aveva il cuore calmo e rilassato, un vestito leggero, una strana sensazione.
    Ishida la chiamò da lontano, salutandola con la mano. Non appena lo vide, la giovane sorrise e rese il saluto.
    -Scusa il ritardo- esordì Ishida, con le gote arrossate -Aspetti da tanto?-
    -No- rispose Orihime, sentendo una risata salirle alle labbra -Sono appena arrivata-
    Un sorriso divertito fece arrossire Ishida ancora di più. Si accorse di quello strano comportamento che aveva, tipico di un fidanzato innamorato, così iniziò a balbettare -Sono così buffo?-
    -Sei così diverso da come appari di solito, Ishida- un sorriso luminoso, di quelli che solo Orihime sapeva fare.
    -Andiamo allora?- il rossore scomparve all'improvviso, quando Orihime piegò il capo in un tacito assenso.
    Ishida era deciso a fare di quella giornata la più bella che Orihime avesse mai passato.
    Il chiostro dei gelati. Il tiro al bersaglio. Il chiostro degli hot-dog. La casa dei fantasmi. Il chiostro delle ciambelle...
    Ishida era stupefatto. Non credeva che una persona magra come Orihime potesse mangiare così tanto.
    -Ah, mi piacerebbe mangiare qualcosa. Tu non hai fame?- esordì ad un certo punto la giovane, con un sorriso.
    Ishida sbiancò, ridendo istericamente, cercando di risultare il più gentile possibile -Ma...hai per caso fame?-
    -Si- rispose candida -Perché, tu no?-
    -Ma...e tutto ciò che hai...ehm...abbiamo preso finora?-
    -Ma erano spuntini, no?-
    Ishida avrebbe voluto replicare, ma si limitò a guardare il volto di Orihime, così rilassato. A sorridere. E annuire, scuotendo la testa, a quel capriccio di Orihime, che rese un sorriso splendido.
    Mentre la accompagnava in un piccolo bar lì vicino, per pranzare con qualcosa che avrebbe finalmente potuto riempirle lo stomaco (e svuotargli le tasche) pensò che l'avrebbe fatto.
    Ma solo...prima o poi...
    La sera arrivò alla svelta.
    Aveva visto Orihime ridere come sempre, come se la dichiarazione e la reazione di Ichigo non fossero mai esistite.
    Era stata la giornata migliore in assoluto, dopo quegli ultimi avvenimenti. Ed era merito suo.
    Non poteva dirsi più soddisfatto di così.
    Quando il cielo finì di tingersi di nero, quando mille e mille macchie arfentee ricoprirono lo strato di velluto color del buio, Orihime iniziò ad assumere un'espressione triste. -Inoue...cosa c'è?-
    -Ishida...- la mano piccola della ragazza afferrò, con forza, la camicia bianca e perfettamente stirata del ragazzo, che la osservava con una strana tristezza -Non voglio andarmene...non ancora...-
    -Inoue ma...ma è tardi...-
    -Non voglio tornare a casa. Significa tornare a casa, dormire e...prepararmi ad affrontare la giornata di domani. Non...non facciamo finire oggi...così presto...-
    Ishida sbuffò, intristito all'idea di non aver potuto fare di più. Annuì silenziosamente e, trovata l'unica attrazione che ancora non avevano fatto, spinse Orihime ad avvicinarsi.
    -La città è così bella, da quassù...-
    -Trovi? È sempre la solita nostra città...-
    Orihime scosse la testa, appoggiando la fronte al vetro freddo del finestrino della cabina -La notte fa sprofondare ogni cosa nel buio più assoluto, rotto solo dalle flebili luci artificiali dei lampioni o quelle naturali delle stelle- una piccola interruzione, rotta da un sospiro- È splendido...-
    -No...sei tu quella splendida...- sussurrò sottovoce Ishida, cercando di non farsi sentire.
    Quel volto...sempre sorridente...adesso velato da quella tristezza che aveva un nome...
    Quelle mani...piccole...che creavano piccoli capolavori...ma anche tanti piccoli irrealizzabili sogni...
    Quelle labbra...increspate in quei giorni da sorrisi forzati...oppure da piccoli sospiri di pentimento e frustrazione...
    Quel corpo...fragile...così sottile che un solo colpo lo avrebbe spinto via...
    Quel cuore...infranto, i cui pezzi erano sparsi al vento di quella notte gelida...
    Un rumore fece fermare la ruota panoramica su cui i due si trovavano. Le luci si spensero.
    Calò il silenzio, ma nessuno urlò di paura.
    La città alla luce delle stelle e del piccolo spicchio di luna era splendida.
    -Orihime...- sussurrò Ishida, quando vide Orihime piegarsi di lato, nella speranza di vedere bene la città.
    Era così bella...i riflessi argentati dal cielo picchiettavano sui suoi abiti e sulla sua pelle...rendendola bella come una dea, ai suoi occhi...così irraggiungibile...
    Non c'era tristezza nei suoi occhi, nessuna paura...solo rilassamento, pace...era in pace con i suoi sentimenti, almeno per il momento...ma il cuore di Ishida, a quella visione, era in subbuglio...
    Non poteva aspettare...
    -Inoue...Inoue, io...- balbettò il Quincy impacciato, come mai si sarebbe aspettato di essere -Io...-
    -Ishida...?- Orihime si voltò verso di lui, che si era alzato in piedi.
    Era fosse rosso di vergogna?
    -Inoue io...vorrei chiederti un favore...- in quel momento un rumore fermò le sue parole.
    La ruota riprese a muoversi, con uno scatto metallico. Ishida cadde rovinosamente in avanti, e Orihime si sporse per afferrarlo, fare in modo che non cadesse.
    Fu in quel momento che le loro labbra si toccarono, anche solo per un momento.
    Per sbaglio. Per casualità. Per volere del fato.
    Ma Ishida, sebbene si ritirò da quel contatto inaspettato, continuò a guardare Orihime negli occhi.
    -Ishida...scusami, io...- la giovane divenne rossa in volto, cercando una scusa a quel caso di cui non aveva colpa.
    -No...non ti scusare...- il giovane le afferrò le mani, rassicurandola -Non è successo niente di male...-
    -Ma noi ci siamo...- un dito di Ishida le bloccò le labbra.
    -Ti dispiace...? A me no- rispose lui, con sguardo basso, cercando le parole.
    Orihime chiamò il suo nome tante volte, come volesse una spiegazione.
    Le uniche parole che sentì la resero imbarazzata...ma anche estremamente felice...

    -Inoue...la verità è che io ti amo...-

     

    La luna piena era avvolta da una leggera foschia pallida, che rischiarava appena un poco di cielo attorno ad essa, mentre tutt’attorno migliaia di stelle brillavano a intermittenza, senza seguire un ritmo se non quello che la natura aveva stabilito. Yuna abbassò lo sguardo da quella visione affascinante e seguì il volo di alcuni petali rosati che avevano volteggiato davanti al suo viso, sospesi dal vento e che senza riuscire a posarsi a terra, furono portati via dalla brezza rinfrescante di quella notte. Allora la ragazza si voltò verso la direzione da cui erano provenuti e si trovò di fronte ad un imponente albero i cui rami erano carichi di foglie, ma soprattutto di fiori di un rosa violetto che oscillavano al vento. Incantata dalla bellezza di quella pianta si avvicinò lentamente, con l’intenzione di sedersi sotto le sue fronde per rilassarsi contemplando lo spettacolo che la natura le stava offrendo. Ma quando arrivò a pochi metri da essa scorse un’ombra appoggiata al tronco che sembrava guardare nella sua direzione. Sembrò che si fosse accorta della presenza di Yuna, e allora avanzò verso di lei. Dopo alcuni passi, uscì dall’ombra dei rami e la fioca luce della luna illuminò la figura: un ragazzo biondo, gli occhi cristallini che esprimevano dolcezza, i tratti familiari alla ragazza,, che si avvicinava sempre di più. Il cuore di Yuna si fermò all’improvviso alla vista del giovane, ma riprese a battere quando avvertì il rumore dei suoi passi sull’erba, e più lui si avvicinava, più accelerava il ritmo. Quando Tidus la raggiunse batteva talmente veloce che le sembrava di sentirlo rimbombare nell’aria, mentre le parole le morivano in gola prima di poter uscire dalle sue labbra e i pensieri si affollavano confusi come le emozioni dentro di lei. Vide le braccia del ragazzo alzarsi, le sentì posarsi su di lei e catturarla in un abbraccio atteso da tanto tempo, al quale si abbandonò completamente, cercandovi la pace, la serenità, l’amore che le erano mancati così a lungo. Udì una frase uscire dalle labbra di Tidus, che raggiunse il suo orecchio come un soffio di vita nuova: “Sono tornato, e resterò per sempre con te.” Lacrime di felicità e di commozione si spinsero fuori dagli occhi di Yuna, scivolando sulle sue guance lasciando una scia calda e bagnando la maglia del ragazzo contro la quale lei si stringeva, mentre un leggero sorriso affiorava sulle sue labbra…

    Yuna aprì gli occhi, la vista offuscata dal pianto. La sua tenda le apparve in un’immagine sfocata. Mosse leggermente la testa e sentì la stoffa bagnata premerle sulla guancia: il cuscino era zuppo delle sue lacrime, che si stavano trasformando rapidamente in gocce cariche di disinganno, tristezza, dolore. Ancora una volta quel sogno non le aveva dato tregua, ancora una notte aveva vissuto quella scena e di nuovo aveva creduto che tutto fosse reale, che tutto fosse tornato come una volta, che lui fosse veramente di nuovo al suo fianco. Altre lacrime si unirono a quelle che prima di esse avevano bagnato il cuscino. Per alcuni minuti non riuscì a fermarle, poi si arrestarono da sole, lasciando solo più un segno umido sul suo viso. Allora Yuna decise di alzarsi e uscire a prendere una boccata d’aria. Lasciò il villaggio e raggiunse la spiaggia. Mentre percorreva la via delle cascate, mille ricordi le sfiorarono la mente: ricordò il giorno in cui era diventata Invocatrice, quel giorno in cui lo aveva incontrato … lui … Tidus … si era preoccupato per lei senza sapere nemmeno chi fosse … era corso nel tempio quando aveva saputo che lei poteva essere in pericolo, aveva superato le prove del chiostro nonostante venisse da un altro mondo, dove i tempi non esistevano, aveva raggiunto il naos e avrebbe violato le regole entrandovi se Yuna non fosse comparsa proprio in quel momento. Ricordò lo stupore del ragazzo quando l’aveva vista evocare il suo primo Eone. Ricordò la strana felicità che l’aveva pervasa quando aveva saputo che lui sarebbe partito insieme a loro, l’effetto dei suoi sentimenti che ancora non aveva scoperto, ma che già si insinuavano nel suo cuore per poi sbocciare in tutta la loro purezza una notte nella Fonte Sacra di Macalania.

    Guardò il mare limpido di Besaid, quel mare dal quale, a quanto le avevano raccontato, era comparso lui.

    Le tornò alla mente una delle promesse che le aveva fatto: se avesse fischiato, ovunque fosse stato l’avrebbe raggiunta. Si portò due dita alla bocca, come le aveva insegnato, e soffiò. Ma nessuno accorse al suo richiamo: il fischio si perse nell’aria immobile della mattina che stava spuntando, lasciando Yuna da sola con un unico pensiero …

    Ti troverò, Tidus.

     

    Eddai, solo una sbirciatina!”

    “No!”

    “Ma Rukia…”

    “Non dirmi ‘Ma Rukia’ in quel modo Kurosaki Ichigo! L’hai ammirata abbastanza!”

    “Ma non è vero! L’avrò vista sì o no una decina di volte e cavalcata anche meno!”

    “E non capisco perché sei ossessionato!”

    “Un uomo ha certi bisogni, Rukia.”

    “Bisogni stupidi! Sempre tutti uguali, voi!”

    “Insomma, Rukia, fammela almeno vedere, me l’hai negata un’intera settimana!”

    “Ichigo Kurosaki… giuro che la prossima volta che scopro che hai comprato una moto senza il mio parere, ti strangolo.”

    “La prossima volta non lascerò che me la sequestri, nanetta.”

    “FRAGOLA DEL CAVOLO!”

    “Aah, quanto è bello il luogotenente Kurosaki!”

    Rukia si voltò accigliata verso il gruppo di nuovi shinigami che era appena aggiunto alla sua Divisione e di cui era la guida.

    Le cinque (e uniche) ragazze si erano fermate ad ammirare l’allenamento dell’undicesima divisione, causandole una certa irritazione e costringendola a fermare tutto il gruppo.

    “Che succede signorine? Posso sapere cosa è più interessante della mia spiegazione?”

    Quattro di loro arrossirono, imbarazzate; l’unica a non battere ciglio fu un’alta mora dalle lunga ciglia che pareva molto sicura di sé e che le diede sfacciatamente la risposta. “Kuchiki-san, non crede anche lei che Kurosaki-sama sia davvero attraente?”

    Rukia alzò un sopracciglio e osservò Ichigo attendere la mossa di Kenpachi, il dorso intriso di sudore e i muscoli del braccio tesi nello sforzo di tenere alta Zangetsu.

    “Cosa c’è di bello?”

    “Ma Kuchiki-san!” esclamarono in coro le ragazze. “E’ alto, bello, muscoloso ed è pure uno dei più potenti shinigami a Soul City!”

    Rukia sorrise furbescamente. “Uhm, provate ad vedervelo ogni mattina nel vostro letto con la bava sul mento e cambierete idea.”

    Le cinque la fissarono scandalizzate, causando la sua ilarità.

     

     

     

     

     

    Comments (1)

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    teresawrote:
    ciao! ma dove le hai trovate le fanfction di bleach?
    Sept. 25

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